L’IDEA

L’IDEA

Il progetto di ospitalità di soccorso per padri separati denominato “Io sto con te” risulta essere innovativo, a impatto sociale diretto e sostenibile, soprattutto in Italia.

A seguito di incontri fatti e riflessioni condivise, la nostra Associazione ha sviluppato il progetto di cui sopra, al fine di evitare che i figli possano perdere la relazione con il proprio padre e che il padre possa perdersi nell’indigenza e nell’isolamento.

Ciò che dal 2006, con la Legge n. 54, si è affermato come il diritto alla bigenitorialità dei figli, vorremmo che diventasse realtà. La ricetta che vogliamo percorrere è quella di cohousing con forte valore educativo nei confronti degli ospiti padri e con forte supporto alla socialità dei padri e dei figli. Vogliamo offrire loro accompagnamento, affinché queste persone non si sentano sole, non si chiudano in loro stesse e a fronte del fallimento di un rapporto fondamentale (quello coniugale) possano reagire creando nuove relazioni, nuovi rapporti umani. Questo è il nostro credo: che il fallimento della coppia non significhi anche il fallimento genitoriale e la tutela dei figli riporti all’unità i genitori, seppur non più uniti da legami sentimentali o affettivi tra loro, ma consapevoli della propria responsabilità nei confronti dei figli.

 

A livello nazionale non esistono servizi diffusi che intervengano sulla fragilità, ovvero su chi ancora non sia arrivato in condizioni di assoluta ed estrema indigenza. Sono, per lo più, questi gravi casi, quelli che trovano soluzione nelle azioni proposte dai servizi pubblici e dal terzo settore. Verosimilmente anche il nostro servizio di accoglienza, ancora oggi, si occupa di persone in grave disagio economico. Molto più deboli, sporadici ed a macchia di leopardo, sono invece gli interventi rivolti a coloro che si trovano a vivere un dramma e rischiano di scivolare inevitabilmente verso il basso, su un piano inclinato che non offre appigli. I servizi troppo spesso sembrano aspettare in fondo allo scivolo che conduce alla totale indigenza. Il progetto di ospitalità di soccorso interviene proprio qui, a monte di questo ‘scivolo’, e si indirizza a chi rischia fortemente di perdere il proprio equilibrio e dunque il proprio lavoro, una casa (avendo già perso la propria) e il rapporto con i figli, perché un genitore mortificato non è genitore al 100%.

Questo è il contesto dal quale siamo partiti, le valutazioni che ne sono scaturite. La progettualità che è stata messa a punto prevede la responsabilizzazione dei nostri ospiti ai quali si chiede una compartecipazione alle spese, a fronte dell’offerta di un evidente vantaggio economico.

La nostra iniziativa sarebbe la prima, o quanto meno una delle poche, che nascono dal territorio, dal terzo settore e non dal compartimento pubblico, pur essendo un progetto aperto al pubblico. Ci anima la consapevolezza di quanto le risposte debbano essere accurate, ma anche tempestive, perché le settimane e i giorni per i figli sono anni e mai dovrebbero vedere il padre senza casa. A questo scopo, il servizio vedrebbe la partecipazione anche dei servizi sociali territoriali in fase di valutazione dell’accesso e condivisione delle condizioni di accoglienza.