STRATEGIE E RISULTATI ATTESI

STRATEGIE E RISULTATI ATTESI 

 

I risultati che vogliamo ottenere, i parametri di misura di questi risultati e le valutazioni di impatto sui beneficiari sono:

 

1. avviare le prime 5 unità abitative per l’accoglienza in soccorso di 13 ospiti, garantendoli per i successivi 12 mesi dall’avvio progettuale. Il risultato immediato sarà misurato dal numero di accessi agevolati, e verrà valutato all’atto di ingresso, quando un ennesimo padre indigente che rischiava di finire al lastrico, prima che ciò avvenga, trova rifugio, accoglienza e sostegno.

 

2. supportare moralmente e materialmente i 13 papà ed i relativi figli. Una commissione composta da psicologi, neuropsichiatri infantili, educatori, avvocati, assistenti sociali del Comune di Parma e tirocinanti della Facoltà di Scienze Sociali dell’Università di Parma, valuterà mensilmente il percorso effettuato dai padri e dai figli; il grado di reazione alle pressioni morali; l’integrazione nel tessuto sociale in contrasto all’alto rischio di isolamento; il livello di relazione con l’ex coniuge e l’impatto positivo che questo garantisce al benessere della prole; la risposta dei figli alla sofferenza interna prodotta dalla separazione di papà e mamma; il grado di serenità del genitore ospitato, che possa garantire le facoltà necessarie al lavoro indispensabile (sia esso dipendente o autonomo) per assicurare il futuro. Laddove si ravvisino carenze in questo ambito, il progetto avvia le misure di contrasto, con l’ausilio e l’impiego dei professionisti coinvolti, determinando successivamente il buon esito degli interventi.

3. garantire una imparziale e piena bigenitorialità. Questa parte dalla possibilità, per un genitore, di avere uno spazio intimo (quale è la propria abitazione) che sia equivalente nel valore intrinseco alla genitorialità. L’impatto positivo nel figlio, è quello di godere del proprio padre a tavola, sul divano a guardare la TV, nel soggiorno a fare i compiti insieme, in camera a passare la notte congiuntamente. Così come avviene con la madre, in altra casa. L’imparzialità nella gestione dei momenti di scambio tra i genitori e dei tempi di convivenza (in ottemperanza alle eventuali disposizioni dei giudici) sarà garantita dagli operatori. I risultati di impatto, verificati mensilmente dagli psicologi e neuropsichiatri infantili. Un incontro mensile (almeno) tra i due genitori ed i figli, sarà richiesto come strumento di valutazione sul buon esito dell’intervento.

 

4. agevolare l’integrazione degli ospiti sul territorio. Il risultato sarà sentirsi sempre più legati all’ambiente casa, quartiere, condominio, zona. La sicurezza che ne scaturisce, garantisce una ripresa della propria autonomia. Attività sociali preorganizzate, ad esempio, con le attività in zona e con le parrocchie, saranno istituite per verificarne periodicamente i buoni risultati.

5. favorire la coabitazione come mezzo di contrasto alla solitudine ed all’isolamento, nonché come supporto alla serena convivenza tra i padri che coesistono tra le stesse mura. Incontri settimanali con l’operatore preposto, vengono effettuati per valutare gli sviluppi, la crescita, per affrontare e risolvere eventuali contrasti, ascoltare bisogni ed intervenire sulle necessità strutturali atte a migliorare il livello di cohousing. Un accordo di convivenza stipulato da ciascun genitore con l’Associazione titolare del progetto, sarà l’atto di impegno alla serena coabitazione ed alla partecipazione alle attività nella vita della casa. L’operatore ne è il garante.